In Breve
- Quali sono le nuove priorità del bilancio Ue 2028-2034?
- Le nuove priorità includono competitività, difesa e allargamento.
- Come cambieranno le politiche di coesione?
- Le politiche di coesione subiranno un taglio significativo e una revisione profonda.
- Quali rischi comporta il nuovo bilancio per le regioni italiane?
- Il nuovo bilancio rischia di accentuare le disparità territoriali e ridurre il supporto per le regioni più deboli.
La proposta di bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034 si distingue per la sua dimensione contenuta rispetto all’economia dell’area e per l’introduzione di tre grandi priorità: competitività, difesa e allargamento. Queste aree saranno finanziate attraverso una significativa riduzione delle risorse destinate alle politiche tradizionali, in particolare alla coesione. Il pacchetto, già presentato dalla Commissione e sottoposto a valutazione dal Parlamento europeo, ha ricevuto un via libera condizionato durante il Consiglio Europeo del 18-19 giugno; l’approvazione definitiva richiede l’unanimità di tutti gli Stati membri.
Nel modello proposto, la politica di coesione subirebbe una revisione profonda, con un aumento della centralizzazione del ruolo degli esecutivi nazionali e una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse. È prevista la programmazione congiunta delle risorse per coesione e agricoltura in un unico fondo, garantendo un minimo per le regioni più deboli, ma senza pre-assegnazione delle quote per le altre categorie territoriali. Questo approccio comporterebbe un taglio di circa un settimo delle politiche di coesione.
Le nuove riforme introducono criteri di rendicontazione più stringenti (N+1) e una forte flessibilità nelle riassegnazioni, insieme all’uso di target vincolanti per l’erogazione delle risorse. Questi elementi potrebbero favorire la concentrazione degli interventi su progetti rapidi e facilmente misurabili, incentivando indicatori di input piuttosto che di impatto reale. L’esperienza italiana del PNRR è richiamata come possibile riferimento critico, evidenziando risposte “cieche ai luoghi”, rigidità settoriali e un limitato coinvolgimento di parlamentari e opinione pubblica, che hanno già alimentato scetticismo.
Dal punto di vista territoriale, la combinazione di finanziamenti competitivi per la competitività, stanziamenti per la difesa e un ampliamento dell’Unione rischia di accentuare le disparità. I fondi assegnati su base competitiva tendono infatti a concentrarsi nelle aree più forti, mentre l’allargamento precedente ha mostrato effetti negativi per alcune zone deboli dei vecchi Stati membri. La maggiore discrezionalità degli Stati nel decidere l’allocazione delle risorse può generare conflitti interni tra interessi diversi, come coesione versus agricoltura, riducendo lo spazio per politiche continentali differenziate in base alla distanza dalle medie Ue.
In termini di risorse, le dinamiche politiche interne dei principali contribuenti pongono vincoli all’aumento dei versamenti. Parallelamente, non si sono sviluppate in modo sufficiente nuove forme di risorse proprie dell’Unione o meccanismi di indebitamento comunitario simili a quelli del Next Generation EU. Ciò comporta il rischio di una progressiva nazionalizzazione delle politiche di coesione e di una riduzione del ruolo europeo nella riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Se l’iter legislativo procederà nei tempi previsti, chi governerà alla fine del 2027 potrebbe trovarsi a dover predisporre in fretta un piano unico nazionale, senza una visione aggiornata delle differenze territoriali e senza un ampio confronto pubblico e parlamentare. Ciò potrebbe avere potenziali effetti negativi sulla qualità e sull’impatto degli interventi previsti.
