Economia

Investimenti nel Settore Fieristico: L’Italia Resta in Osservazione

Il settore fieristico italiano mostra resilienza, ma resta ai margini degli investimenti internazionali.

Ottobre 15, 2026di Redazione

In Breve

Qual è la situazione attuale del settore fieristico in Italia?
Il settore fieristico italiano mostra resilienza con un fatturato di 2,1 miliardi di euro nel 2025.
Chi sono i principali investitori nel settore fieristico?
I principali investitori includono gruppi britannici e americani, con transazioni significative nel settore.
Quali sono le sfide per il settore fieristico italiano?
Le sfide includono la necessità di investimenti per rinnovare gli spazi espositivi e l'apertura a capitali esteri.

Negli ultimi mesi, il settore fieristico ha attirato un crescente interesse da parte della finanza internazionale, con quattro dei dieci maggiori gruppi venduti in un breve lasso di tempo. Tra maggio e giugno, i britannici CloserStill e Hyve, insieme agli americani Group Emerald e Questex, hanno concluso operazioni stimate tra 1,5 e 1,8 miliardi di dollari, segnando alcune delle transazioni di private equity più significative mai registrate nell’industria fieristica.

Nonostante questo fermento, l’Italia sembra rimanere ai margini di tali movimenti. Il sistema fieristico nazionale ha dimostrato una notevole resilienza post-Covid, continuando a crescere anche nei primi sei mesi del 2026. Secondo i dati forniti da Prometeia-Aefi, il fatturato delle imprese fieristiche italiane ha raggiunto i 2,1 miliardi di euro nel 2025, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente e un aumento del 35% in termini reali rispetto al 2019, al netto dell’inflazione.

L’adozione di tecnologie innovative, in particolare l’intelligenza artificiale, si sta rivelando cruciale per il potenziamento dei servizi e per stimolare la domanda di partecipazione a eventi dal vivo. Tuttavia, il modello fieristico italiano è caratterizzato da una forte presenza di quartieri fieristici e associazioni industriali, che privilegiano la promozione del territorio e delle imprese locali. Questa struttura rende difficile l’apertura a capitali esteri da parte di operatori nazionali.

In questo contesto, emerge la necessità di ingenti investimenti per rinnovare e ripensare gli spazi espositivi, adattandoli a format ibridi e a eventi non solo B2B, ma anche consumer, spettacoli, congressi e competizioni sportive. Tra le soluzioni proposte per mantenere la competitività e il controllo del settore, si evidenziano le partnership internazionali per esportare format consolidati e gestire al meglio le venue anche durante la bassa stagione.

Un altro aspetto cruciale riguarda la governance delle fiere, con l’idea di separare la proprietà delle infrastrutture, che dovrebbe rimanere pubblica, dalla gestione privata degli eventi. Questo approccio potrebbe limitare il rischio che operatori esteri acquisiscano manifestazioni di riferimento globale per intere filiere produttive italiane. A tal proposito, è stata avanzata l’idea di una forma di golden power per limitare le quote di controllo superiori al 51% da parte di investitori stranieri.

In conclusione, il settore fieristico italiano si trova al centro di una fase di concentrazione e di richiesta di capitali. Potrebbe essere necessario adottare scelte di apertura, aggregazione e strumenti di tutela per preservare manifestazioni e infrastrutture strategiche.

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