Economia

L’Impatto dell’Ets sul Settore Chimico: Rischi e Opportunità per il Futuro

Il costo dell'Emissions Trading System (Ets) per il settore chimico italiano è destinato a crescere drasticamente, con impatti significativi sugli investimenti e sulla competitività.

Luglio 14, 2026di Redazione

Il settore chimico italiano si trova di fronte a una sfida significativa: il costo dell’Emissions Trading System (Ets) è previsto aumentare da 600 milioni di euro a 1,5 miliardi all’anno. Questo incremento potrebbe sottrarre risorse cruciali agli investimenti, mettendo a rischio la competitività delle imprese.

Accanto all’Ets, il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) si applica principalmente a materie prime e prodotti ad alta intensità di carbonio, ma non è ancora generalizzato ai prodotti finiti. La complessità di questo meccanismo ha sollevato dubbi sulla sua efficacia, specialmente in vista dell’accelerazione del phase out delle quote gratuite.

Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, ha evidenziato le asimmetrie regolatorie, energetiche e fiscali che le imprese italiane devono affrontare rispetto ai loro concorrenti. Ha sottolineato tre pilastri critici per affrontare queste sfide: la revisione dell’Ets, una politica energetica di sicurezza e diversificazione, e una strategia industriale per la decarbonizzazione.

Secondo Federchimica, il costo attuale dell’Ets per il settore chimico è equivalente all’intera spesa in ricerca e sviluppo. Un aumento dei costi potrebbe costringere le aziende a ridurre gli investimenti o a delocalizzare le produzioni, con conseguenze dirette sull’occupazione e sulla capacità produttiva.

Uno studio commissionato a Roland Berger per Cefic ha rivelato che tra il 2022 e il 2025, la chiusura di impianti ha portato a una riduzione del 9% della produzione europea e a un calo del 90% degli investimenti nel settore. Un’indagine su 100 aziende associate ha mostrato che il 27% intende ridurre gli investimenti, mentre il 31% prevede di non apportare variazioni significative.

Le priorità di investimento delle aziende includono la digitalizzazione (35%), l’efficienza operativa (47%) e la ricerca e innovazione (35%). Tuttavia, il settore ha già registrato una perdita del 13% della produzione in Italia rispetto al 2021, con una contrazione prevista della produzione chimica nel 2026.

Tra i rischi segnalati dalle imprese, il 51% indica la crescente concorrenza cinese, mentre il 43% cita i conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Inoltre, il 42% menziona gli oneri delle politiche europee su sicurezza, salute e ambiente come un fattore di preoccupazione.

Dal punto di vista energetico, i prezzi del gas in Europa sono circa 3,3 volte superiori a quelli statunitensi, rendendo la situazione italiana ancora più critica. L’aumento dei costi energetici è visto come un fenomeno a doppia incidenza, influenzando sia l’approvvigionamento che gli oneri legati alla decarbonizzazione.

Nonostante la necessità di una transizione verso un’industria decarbonizzata, le imprese chiedono strumenti che incentivino gli investimenti e una revisione dei meccanismi come l’Ets. È fondamentale proteggere le filiere industriali per evitare la perdita di capacità produttiva e occupazione.

Il settore chimico ha già fatto progressi significativi, con una riduzione delle emissioni di gas serra del 70% dal 1990, secondo il rapporto Responsible Care. Tuttavia, i costi e gli oneri eccessivi rischiano di compromettere la competitività e la sopravvivenza delle imprese italiane.

Economia Energia

Continua a leggere