Economia

Assobibe: la sugar tax frena gli investimenti nel settore delle bevande analcoliche

Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, evidenziando come questa tassa penalizzi il settore delle bevande analcoliche e blocchi investimenti significativi.

Settembre 23, 2026di Redazione

In Breve

Qual è la posizione di Assobibe sulla sugar tax?
Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, sostenendo che penalizza il settore delle bevande analcoliche e blocca investimenti.
Quali sono gli impatti previsti della sugar tax?
L'entrata in vigore della sugar tax potrebbe comportare un aumento della pressione fiscale e una riduzione delle vendite del 16% annuo.
Qual è il valore del settore delle bevande analcoliche in Italia?
Il settore genera un valore di 5 miliardi di euro e occupa circa 84.000 persone.

Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, sostenendo che questa tassa non solo penalizza la crescita del comparto, ma ostacola anche investimenti significativi per il futuro. Giangiacomo Pierini, presidente dell’associazione, ha sottolineato che la sugar tax, introdotta nel 2019, è stata più volte annunciata e sospesa, con l’avvio previsto per gennaio 2027, quando saranno pronti i decreti attuativi.

Secondo Assobibe, gli investimenti in macchinari, processi e innovazione che potrebbero partire nel 2027 ammontano a circa 1 miliardo di euro, attualmente bloccati in attesa di sviluppi normativi. Il comparto delle bevande analcoliche occupa circa 84.000 persone e genera un valore di 5 miliardi di euro, con il 64% dei soci costituito da piccole e medie imprese. Negli ultimi cinque anni, le esportazioni sono aumentate del 120%.

Dall’inizio del 2026, il settore ha registrato una crescita del 3,7%, trainata dai mesi estivi (+6,7%), attribuita principalmente al turismo e alle ondate di caldo. Tuttavia, Assobibe avverte che l’entrata in vigore della sugar tax potrebbe comportare un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink, una riduzione dell’attività e delle vendite del 16% annuo nel biennio successivo e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio.

Dal punto di vista fiscale, l’incasso stimato dalla sugar tax è di 270 milioni di euro, mentre il minor gettito IVA è valutato in 265 milioni. Le aziende del settore segnalano che la misura arriva in un momento di forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti.

Assobibe mette in evidenza l’impegno delle aziende per la salute pubblica, evidenziando che le vendite di bevande zuccherate sono diminuite del 27% negli ultimi dieci anni e che il contenuto di zucchero nelle bevande è stato ridotto del 44%. Inoltre, il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia. L’associazione ricorda anche i protocolli firmati con i ministeri della Salute e le pratiche come il divieto di vendita nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto a minori di 13 anni.

Per dimostrare l’inefficacia della tassa nel modificare i trend di obesità e consumi, Assobibe cita dati di paesi che hanno adottato misure simili, dove l’obesità è continuata a crescere e, in alcuni casi, anche i consumi complessivi di zucchero. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno poi fatto marcia indietro su tali misure.

La posizione di Assobibe ha trovato sostegno in Confindustria, nel mondo agricolo, nella grande distribuzione, nel commercio e nei sindacati. È previsto un convegno a Roma con esponenti dei vari partiti, definito dal presidente come un’occasione per esporre le ragioni del settore con dati e numeri a supporto.

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