In Breve
- Qual è la riduzione degli aiuti pubblici per il cinema nel 2025?
- Gli aiuti pubblici per il cinema scendono a 477,6 milioni di euro, con una riduzione del 27,2% rispetto al 2024.
- Come influisce il calo del tax credit sulle imprese cinematografiche?
- Il calo del tax credit ha portato a una diminuzione delle domande approvate e delle risorse assegnate, evidenziando la fragilità delle imprese.
- Qual è la percentuale di aiuti pubblici per le piccole imprese nel settore?
- Gli aiuti pubblici rappresentano il 77% della produzione per le piccole imprese beneficiarie.
Il panorama del cinema italiano si fa sempre più incerto con la notizia che i finanziamenti pubblici per il settore subiranno una significativa riduzione nel 2025. I fondi destinati alla produzione e distribuzione scenderanno a 477,6 milioni di euro, rispetto ai 656,6 milioni del 2024, segnando un calo del 27,2%. Questa diminuzione è principalmente attribuibile alla frenata del tax credit, un incentivo fondamentale per le produzioni cinematografiche.
La legge 14 novembre 2016, n. 220, attualmente in fase di modifica con un disegno di legge approvato dalla Camera e ora al Senato, ha avuto un impatto significativo sulla produzione cinematografica. Sebbene gli incentivi abbiano fornito una spinta concreta, emergono preoccupazioni riguardo alla fragilità delle imprese, alla discontinuità del lavoro e alle difficoltà nel raggiungere il pubblico.
Il calo del tax credit è evidente anche nel numero di domande approvate, che sono passate da 888 a 527, con una riduzione del 40,7%. Le risorse assegnate sono diminuite da 622,6 milioni a 402,8 milioni, pari a un 35,3% di diminuzione. Sebbene i contributi selettivi siano aumentati da 21,5 milioni a 61,8 milioni, questo incremento non riesce a compensare la riduzione complessiva dei fondi.
In un contesto in cui le opere sostenute sono aumentate lievemente, passando da 799 a 814, è importante notare che, tra il 2018 e il 2025, gli aiuti pubblici rappresentano in media il 37% della produzione delle imprese beneficiarie, arrivando al 77% per le più piccole. Senza questi contributi, il risultato operativo delle aziende risulta negativo, evidenziando la centralità del sostegno per la tenuta economica, soprattutto per gli operatori più vulnerabili.
La concentrazione delle risorse è un altro aspetto critico: le aziende con almeno 20 milioni di euro di produzione media costituiscono solo il 6,4% del totale, ma ricevono il 53,1% dei contributi. Al contrario, le imprese con un fatturato inferiore a 500mila euro rappresentano il 55,9% del totale, ma ottengono solo il 6% dei fondi disponibili. Nel 2025, il 97,5% delle risorse sarà destinato alla produzione, lasciando solo 11,5 milioni per la distribuzione.
Gli incentivi pubblici si sono dimostrati efficaci nel promuovere la produzione, ma gli effetti sull’occupazione rimangono modesti e incerti. Interviste con operatori del settore hanno rivelato che, nonostante l’aumento dei set, non si è registrata una maggiore stabilità lavorativa per tutti. Inoltre, l’arrivo di produzioni straniere ha portato competenze e servizi, ma non ha garantito una maggiore visibilità delle opere italiane sui mercati internazionali.
