In Breve
- Cosa documentano le osservazioni a Ny-Ålesund?
- Documentano un aumento delle temperature e trasformazioni negli ecosistemi artici.
- Qual è l'importanza della stazione 'Dirigibile Italia'?
- È fondamentale per monitorare i cambiamenti climatici nell'Artico.
- Cosa è emerso dal progetto LIQUIDICE nel 2026?
- Sono state rilevate anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale.
La stazione ‘Dirigibile Italia’, situata a Ny-Ålesund e gestita dall’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) dal 2020, ha registrato negli ultimi trent’anni un significativo aumento delle temperature, insieme a fenomeni di atlantificazione nei fiordi e trasformazioni degli ecosistemi polari. Questi dati sono cruciali per comprendere i cambiamenti climatici in corso nell’Artico.
Le infrastrutture di ricerca, tra cui la torre di monitoraggio Amundsen-Nobile Climate Change Tower di 34 metri e il laboratorio Gruvebadet, sono state fondamentali per raccogliere informazioni sui parametri atmosferici e sulla composizione dell’aria. Inoltre, i sistemi di ancoraggio al fondale marino permettono di monitorare costantemente i parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua.
Le analisi delle serie storiche dal 1993 al 2011 mostrano un incremento della temperatura media compreso tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio, con un aumento di circa 1 °C ogni dieci anni nelle acque del Kongsfjorden. Questi dati indicano una crescente influenza delle masse d’acqua atlantiche, che stanno modificando il clima locale.
Nel mese di aprile 2026, il progetto europeo LIQUIDICE ha evidenziato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale, portando a una fusione precoce del manto nevoso e alla formazione di canali d’acqua sui ghiacciai. Questi cambiamenti hanno compromesso l’accesso al cibo per la fauna locale, creando preoccupazioni per la biodiversità della regione.
Inoltre, la deposizione di aerosol e polveri ha ridotto l’albedo della neve, accelerando lo scioglimento del ghiaccio marino e favorendo la sostituzione del ghiaccio pluriennale con strati più sottili e vulnerabili. Le rilevazioni hanno anche documentato il degrado del permafrost, con il rischio di rilascio di gas serra dal terreno e l’espansione della vegetazione, un fenomeno noto come Arctic Greening.
I ricercatori sottolineano l’importanza delle serie storiche per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti causati dall’uomo. Questi dati sono essenziali non solo per comprendere quanto l’Artico stia cambiando, ma anche per prevedere la direzione di tali cambiamenti.
Le prospettive e i risultati della ricerca polare italiana saranno discussi a Roma dal 5 al 7 ottobre durante la Conferenza nazionale polare, organizzata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS. Questo incontro rappresenta un’importante occasione per approfondire le sfide e le opportunità legate al cambiamento climatico nell’Artico.
