In Breve
- Qual è il tema principale dell'incontro di Bologna?
- Il tema principale è la gestione della pluralità generazionale in azienda.
- Chi sono alcuni degli esperti intervenuti?
- Tra gli esperti, Paolo Sestito della Banca d'Italia ed Elena Bonetti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta.
- Quali sono alcune delle pratiche discusse?
- Le pratiche includono mentoring, lavoro agile e politiche di age management.
Il 7 ottobre, presso il museo Palazzo Pepoli di Bologna, si è svolta la seconda tappa del roadshow “Generazioni al lavoro”, parte dell’iniziativa “Cultura di Impresa 2026 – Valori che creano valore”, promossa da 4.Manager in collaborazione con Il Sole 24 Ore. L’evento ha messo in luce le sfide e le opportunità legate alla gestione della pluralità generazionale all’interno delle aziende italiane.
Il confronto si è concentrato sulla compresenza di lavoratori di diverse età, esperienze e aspettative, un fenomeno sempre più rilevante a causa del calo demografico e dell’allungamento della vita professionale. Questo scenario richiede una ripensamento dei modelli organizzativi, dei percorsi di sviluppo delle competenze e degli stili di leadership.
Tra i temi trattati, si è discusso di politiche di age management, pratiche di active ageing e della valorizzazione delle popolazioni junior e senior. L’obiettivo è trasformare la pluralità generazionale in una leva di innovazione e competitività per le imprese. Hanno partecipato esperti del settore, come Paolo Sestito della Banca d’Italia, Elena Bonetti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica, e il giuslavorista Ciro Cafiero, insieme a rappresentanti di aziende come Philip Morris Italia, Essay Group e Fastweb+Vodafone.
Durante l’incontro, sono stati presentati dati significativi: gli under 30 rappresentano il 15,6% degli occupati, mentre gli over 60 costituiscono il 9,9%. Inoltre, l’81,2% delle imprese ha adottato almeno un intervento per attrarre, inserire o trattenere i giovani, e il 77,1% ha messo in campo azioni per gestire i lavoratori più anziani.
Tra le pratiche più diffuse si segnalano il mentoring e l’affiancamento intergenerazionale. Per i giovani, sono state evidenziate l’importanza del lavoro agile, le iniziative di welfare, la flessibilità e i premi, mentre per i senior le misure si concentrano sulla gestione del passaggio generazionale e sulla preservazione delle competenze aziendali. Attualmente, la sostituzione dopo il pensionamento e il mentoring risultano più frequenti rispetto a interventi di riqualificazione o adattamento delle mansioni.
Francesca Mazzolari, intervenuta all’evento, ha sottolineato che la sfida organizzativa può diventare un’opportunità se le imprese imparano a gestire la pluralità generazionale, trasformando differenze ed esperienze in apprendimento reciproco, continuità del sapere e sviluppo sostenibile.
