Economia

Le aziende italiane all’estero: resilienza e strategie di investimento nonostante le sfide globali

Nonostante le tensioni internazionali, le aziende italiane continuano a investire all'estero, sostenute dalla reputazione del made in Italy.

Luglio 22, 2026di Redazione

In Breve

Qual è la propensione delle aziende italiane a investire all'estero nel 2026?
Il 51% delle aziende italiane intervistate intende investire nei mercati esteri.
Come viene percepito il made in Italy nei mercati internazionali?
Il 40% delle imprese descrive il clima verso i prodotti italiani come 'molto positivo'.
Quali fattori influenzano le scelte d'investimento delle aziende italiane?
I costi energetici e delle materie prime sono i principali fattori, seguiti da rischio cambio e instabilità finanziaria.

Nel contesto attuale caratterizzato da dazi, politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche, le aziende italiane attive all’estero dimostrano una resilienza notevole, mantenendo una forte propensione a investire. Questo è quanto emerge dall’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha raccolto dati attraverso la rete delle Camere di commercio italiane all’estero.

Secondo le rilevazioni, il 40% delle imprese italiane descrive il clima verso i prodotti italiani come “molto positivo”, con una domanda in crescita. Il 49% lo giudica “positivo, ma più selettivo”, mentre solo il 3% si mostra più prudente. Le valutazioni variano significativamente a seconda dell’area geografica: in America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono più divise tra stabilità e prudenza.

Per quanto riguarda gli investimenti, il 51% delle aziende intervistate intende espandere la propria presenza sui mercati esteri. Solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione. Le risposte evidenziano che in Asia e negli Stati Uniti, tutte le imprese si dichiarano orientate a investire, mentre in Europa si registra una maggiore cautela, con il 39% delle aziende pronte a nuovi investimenti e il 33% focalizzate su strategie difensive.

I fattori che influenzano maggiormente le scelte d’investimento includono i costi energetici e delle materie prime, indicati dal 57% del campione. Seguono il rischio di cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati (14%).

Per competere efficacemente, oltre alla qualità del prodotto, le aziende italiane riconoscono l’importanza di una strategia di medio-lungo periodo, con il 29% che sottolinea la scelta di partner locali e il 26% che evidenzia la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione. Tra i concorrenti più citati figurano Cina (77%), Francia (46%) e Germania (43%).

Le misure ritenute necessarie per sostenere le aziende italiane all’estero includono una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un incremento del sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

Per il 2027, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati, con il 24% che attende una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità. Nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha dichiarato che il made in Italy continua a essere percepito come un simbolo di qualità e stile, ma ha avvertito che “oggi non è più sufficiente. Nei mercati internazionali contano sempre di più la continuità della presenza, la conoscenza delle regole locali, la capacità di scegliere partner affidabili e di costruire strategie di medio-lungo periodo. La qualità resta il punto di partenza, non il punto di arrivo”.

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